IL GIORNO, Mercoledì 8 agosto 2007


È la mia Comacina la vera isola dei famosi

Da Clooney a Pitt, da Stallone a Elton John, tutti pazzi per la trota alla contrabbandiera
dall’inviato DARIO CRIPPA
— ISOLA COMACINA (Como) —
«LLOOK, LOOK». «Caro, scatta la foto, presto!» Di sera, capita sovente di vedere barche di turisti incrociare attorno all’Isola Comacina, dal più umile dei gozzi all’ultimo motoscafo Riva (una sciccheria da far sbavare gli intenditori, praticamente la Rolls Royce delle imbarcazioni da diporto). Per forza, appollaiata là sopra al costone roccioso, proprio dove da sessant’anni sorge la «Locanda» dell’Isola Comacina, l’avvistamento del vip di turno («vip watching», lo chiamano) è facile come tirare al piattello in un una voliera. Il merito è tutto di Benvenuto Puricelli, padrone e chef della locanda più chic del Lake District. Basta dare un’occhiata alle fotografie appese nel locale (o al libro delle dediche) per farsi un’idea: da Schwarzenegger a Rod Steiger, da Stallone a Elton John, da Lino Banfi a Christian Barnard, quello del primo trapianto di cuore, fino a Brad Pitt. Prima e dopo Jennifer Aniston. Eppoi, ovviamente, George Clooney e tutti gli amici e colleghi in visita alla villa di Laglio.

«QUANDO Clooney ha girato qui sul lago alcune scene di "Ocean’s Twelve", una sera mi sono ritrovato tutta la sua troupe a mangiare: pensi, cento persone, ho dovuto chiudere e riservare loro tutto il locale. A un certo punto però tutte le barche dei dintorni erano sotto il ristorante: si erano passati la voce ed erano venuti a vedere!». Attenzione però, le star qui non fanno mica i capricci, neanche un fiato. E il menù è tassativamente sempre lo stesso: antipasto all’isolana, trota alla contrabbandiera, rottami di pollo in padella e giù giù fino al rito del caffè «all’uso della canaglia delle armi», celebrato ogni sera da Puricelli in persona. Tutto risale al 1169, quando i Comaschi con l’aiuto del Barbarossa devastarono l’isola, rea di essersi opposta alle loro mire. E il vescovo di Como, Vidulfo, pronunciò una terribile maledizione: «Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l'oste, pena la morte violenta». E così fu, soprattutto per quanto riguarda gli osti, almeno fino al 1948, quando il setaiolo Carlo Sacchi e il campione di motonautica Sandro De Col contattarono il cavalier Lino Nessi, detto il «Cotoletta», proponendogli di impiantare una locanda sull'isola, allora abitata solo da serpi. Ma la maledizione, dicono, si fece sentire: Sandro De Col scompare tragicamente in un incidente di motonautica, Carlo Sacchi viene ucciso a Villa d'Este dalla contessa Bellentani. E il «Cotoletta», frustrato, vorrebbe abbandonare il progetto, almeno fino a quando la scrittrice inglese Francis Dale gli suggerisce l'esorcismo del fuoco, da allora ripetuto ogni sera al momento di servire il caffè davanti ai clienti.

PURICELLI, subentrato al «Cotoletta» nel 1976, non ha cambiato nulla: «Ho solo portato la mia impronta. Sono di queste parti, di Sala Comacina, ma me ne ero andato a 16 anni». La mamma gli dice: «Va’ a lavorare in un hotel, almeno vitto e alloggio sono gratis». E Puricelli, dal pelapatate, fa carriera: aiuto cuoco, capopartita, poi chef nei migliori hotel d’Europa, da St. Moritz al mitico Penthouse di Londra. «Quello delle ragazze tipo Playboy. Poi un bel giorno, quando mi sono reso conto che ne sapevo più del direttore, sono tornato e ho rilevato la locanda. Quel che è certo, è che chi mangia qui una sera, poi ci ritorna». E Morena Bianchi, che lavora da sempre con lui, racconta: «Bruce Springsteen, quando viene in Italia per un concerto, mangia sempre da noi». A farle illuminare gli occhi per davvero, però, è il ricordo di Gianni Versace: «Una persona dolcissima, è stato il primo a comprarsi una villa da queste parti e a portare le star sul lago...». Intanto una famiglia di australiani saluta con la mano da un tavolo: erano stati qui dieci anni fa, prima di sposarsi. E ora sono tornati, con i loro figli.

— SALA (Como) —
«UNA VOLTA Joan Baez, la cantante, mi ha fatto adddirittura l'autografo sul braccio». Angelo Pallini te lo racconta così, quasi tirato per i capelli, perché ormai dopo oltre vent'anni a portare a spasso i vip sulla sua barca mica si emoziona più di tanto. Era il 1994 quando a lui e ai suoi soci Luigi Conazzi e Marco Morganti venne in mente la trovata di mettere in piedi un servizio di tour privati in barca su tutto il bacino del lago di Como, con soste a richiesta nei paesi più pittoreschi (da Bellagio a Menaggio a Varenna) e nelle loro splendide ville (da villa Carlotta a villa Melzi). Una trovata che funziona ancora a meraviglia, anche se spesso il vip ormai la barca la mette di suo.


IL «CARONTE dei vip», come lo chiama qualche buontempone, non fa una piega. «Chi ho portato? Un po' tutti...Chessò, Matt Dillon, Maria Teresa Ruta... Mi ricordo Madonna che era voluta andare a fare il bagno là dietro a quella punta, davanti a villa Balbianello. E mi ricordo una sera, diversi anni fa, quando ancora non usavano i telefoni cellulari: all'improvviso è squillato il telefono di casa. Era Marco Columbro che voleva andare a fare un giro. Portiamo anche turisti normali, però, adesso per esempio è il momento degli olandesi».

E I CALCIATORI? «Un sacco, sono ottimi clienti, anche se spesso chiedono lo sconto: nel '94, dopo i Mondiali americani, a Villa d'Este c'era Nicola Berti con un mucchio di compagni di Nazionale. Beh, ogni volta tentavano di non pagare...ma questo non lo scriva, mi raccomando».
Da.Cr.

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